
Goldschmied & Chiari, Untitled view, 2023, 115x 70 cm, stampa su vetro e specchio.
Courtesy Goldschmied & Chiari e Galleria Poggiali.
Goldschmied e Chiari
Eleonora Chiari (1971) e Sara Goldschmied (1975), duo artistico dal 2001, fanno della magia e dell’illusione la loro cifra stilistica.
Come il migliore dei trucchi, l’arte di Goldschmied e Chiari prende vita da gesti semplici, che, se eseguiti con pratica e precisione, sono in grado di trasformare la realtà in un’esperienza eccezionale.
Tra performance e scultura, le loro opere più note sono specchi colorati e totalmente riflettenti, entro la cui superficie hanno integrato fotografie di architetture surreali, realizzate in studio con fumogeni da stadio colorati.
Lo specchio rende protagonisti, l’opera ti ingloba e ti proietta in una dimensione di bellezza dove l’illusione esiste solo se noi accettiamo di vederla.
Qualsiasi sia il media scelto dalle artiste – che si tratti di fotografie, specchi, happening o vasi di Murano – il loro stile colorato, profondo ed entusiasmante sta spopolando tra critici e collezionisti.

Fabio Roncato, Sleeping motors, 2025, 40 x 50 cm l’una, ceramica smaltata.
Courtesy l’artista.
Fabio Roncato
Ogni cosa ha una sua bellezza e vederla è un’opportunità speciale.
Fabio Roncato, classe 1982, è un artista generoso che danza con la materia e si mette in gioco totalmente, alla ricerca dell’estremo limite di ogni elemento che lavora.
Che si tratti di scendere nel letto di un fiume, per modellare della cera incandescente e ritrarre la bellezza dello scorrere dell’acqua in sculture di alluminio, o di lavorare – forse lottare – con l’argilla, modellandola con una smerigliatrice da metalli, per creare ceramiche vitali e bellissime, Roncato accetta l’individualità del materiale con cui interagisce, lo capisce e ne esalta la natura.
Le sue opere parlano di ascolto e comprensione, perché solo chi arriva a spingerti al tuo limite crede davvero in che cosa potresti diventare.
Fabio Roncato vanta un curriculum ricco di progetti istituzionali, sostenuto da un collezionismo fedele e innamorato.

Fabrizio Cotognini, A true story full of lies, 2018, 50 x 35 cm, biacca e oro su carta francese.
Courtesy Collezione Simera.
Fabrizio Cotognini
Le opere di Fabrizio Cotognini sono infinite, perché dopo anni che le ammiri ancora riescono a stupire per un dettaglio o per una riflessione che, d’improvviso, all’ennesimo sguardo, ti appassiona e poi ti resta dentro.
Cotognini, classe 1983, gioca tra riferimenti culturali senza tempo e tecniche antiche, disegnando o lavorando su incisioni originali d’epoca per affrontare tematiche contemporanee.
Una maestria tecnica rara, una cultura immensa e la consapevolezza che il ruolo dell’artista è di lasciare allo spettatore qualcosa di profondo.
Opere perfette per chi crede che l’artista, a dispetto della tecnologia, debba ancora «saper fare» ma che non rinuncia a una ficcante, e a volte ironica, analisi della società contemporanea.
Cotognini è un talento straordinario con tutte le carte in regola e una carriera davvero promettente.

Velerio Berruti, The Singer, 2019, 51x 78 cm, tecnica mista su carta velina.
Courtesy Galleria Marco Rossi.
Valerio Berruti
Lo stile di Berruti, classe 1977, è inconfondibile. I suoi unici protagonisti sono i bambini, perché l’infanzia è il momento in cui tutto deve ancora avvenire e, pertanto, l’unico luogo in cui siamo veramente tutti uguali.
I suoi soggetti vengono ritratti attraverso linee essenziali, affrescate su iuta, dipinte su carta oppure incise sul metallo. Berruti d’altro canto è anche uno sculture, eccezionale, in grado di trasformare il suo tratto essenziale in incantevoli opere ambientali.
Il linguaggio di questo artista è delicato solo all’apparenza, perché è, in realtà, pronto ad affrontare i temi più complessi della nostra contemporaneità: solitudine, politica, sogni, ambiente e libertà.
Istituzioni, critica e collezionisti non sono rimasti indifferenti alla bellezza del lavoro di questo artista. Nelle sue immagini si riconosce un frammento della nostra innocenza e di quella meraviglia che ci porta a scoprire cose nuove.

Andre Francolino, 46.507244, 13.537464, 2022, 115 x 115 cm, acqua, carta Hahnemühle e cornice in legno.
Courtesy l’artista e Galleria Mazzoleni.
Andrea Francolino
La crepa è un elemento universale, non esiste un essere umano che non ne abbia una stampata nella propria identità.
Le opere di Andrea Francolino rappresentano rotture reali che, grazie all’arte e alla bellezza, si trasformano in concetti universali: tracce della nostra storia, di ciò che non controlliamo e che spesso ci rende chi siamo veramente.
Vetro, cemento, carta, terra, oro o lapiaslazzuli, queste opere splendide e preziose faranno innamorare chi sa che nella vita la bellezza nasce proprio da una rottura.
Perché così la nostra anima complessa libera la sua struttura esistenziale, mostrandoci come il nostro cuore batta all’unisono con ogni elemento universale, tra fratture e nuovi inizi.
Artista classe 1979 e dalla carriera in ascesa, Andrea Francolino vive anni di grandi conferme e di successi internazionali.

David Reimondo, Etimografia (Tuo), 2014-2018, 40 x 40 cm, stampante a getto d’inchiostro, su formelle su pannello in legno laccato.
Courtesy l’artista e Galleria Mazzoleni.

David Reimondo, Etimografia (Follia), 2014-2018, 40 x 40 cm, stampante a getto d’inchiostro, su formelle su pannello in legno laccato.
Courtesy l’artista e Galleria Mazzoleni.
David Reimondo
Tutto nasce dalle parole: definiscono i concetti, creano relazioni e dipingono la nostra identità̀.
David Reimondo porta il nostro vocabolario al grado zero, creando le sue Etimografie: simboli in un nuovo alfabeto, nato per libera associazione di pensiero e non per seguire una codifica formale. L’arte per Reimondo è un processo sinestetico che libera la mente da ogni vincolo, imposto o contingente, così che le parole e lo sguardo possano legarsi secondo libere interpretazioni.
Questo artista vanta un collezionismo fedelissimo, perché delle opere di Reimondo ci si innamora: sono finestre su un mondo inaspettato e sovvertono le certezze fondamentali della nostra identità.
Questi lavori sono delle opportunità per riflettere e rivalutare, per pensare e immaginare un universo tutto nuovo, libero, originale e completamente nostro.

Stefano Comensoli e Niccolò Colciago, Visioni di un oltre (Abisso), 2021, 96.5 x 74.5 cm, pavimento in linoleum.
Courtesy Ribot Gallery.
Comensoli & Colciago
Questo duo di artisti, che richiama sempre più l’interesse di collezionisti e curatori, si destreggia con un’eleganza rara tra le declinazioni di un tema tanto complesso quanto affascinante: il riuso e l’abbandono.
Materiali dimenticati acquisiscono una dimensione nuova grazie all’occhio dell’artista; ma il lavoro di Stefano Comensoli (1990) e Niccolò Colciago (1988) va molto oltre, è un interrogativo, un sincero aprirsi alla possibilità. Laddove il pavimento di un edificio abbandonato è indubbiamente un oggetto inutile, loro lo prelevano, scompongono e rivoltano per creare dei pattern sorprendenti.
Non si tratta solo di una rinascita estetica ma di un vero e proprio inno alle seconde possibilità. Perché, nelle loro mani, gli oggetti si mettono in discussione, dichiarando la loro inutilità. Il lavoro di questi artisti abbraccia, con delicata estetica, la fine e il fallimento tanto quanto la rinascita: non esiste l’uno senza l’altro, negli oggetti così come nella nostra vita.

Marco Reichert, Untitled, 2024, 135 X 100 cm, olio, acrilico, inchiostro su tela parzialmente metallizzata con cornice dell’artista.
Courtesy Ribot Gallery.
Marco Reichert
Il rapporto tra gli artisti e la tecnologia è storicamente conflittuale, iniziato quando la prima fotografia è stata in grado di rappresentare la realtà e ha privato l’arte di uno scopo fondamentale. Oggi, che conosciamo la sconfinata perfezione dell’agire delle macchine, il problema si fa ancora più pressante e Marco Reichert (1979) lo indaga con coraggio.
Costruisce artigianalmente delle macchine di stampa e le programma per disegnare forme organiche perfette, secondo un algoritmo. Sembrano volti, uova o impronte digitali. Non c’è una regola: è una definizione matematica della forma primordiale della vita.
Ma quando la macchina esaurisce le sue possibilità espressive allora l’artista prende il sopravvento. Tra pennelli, rulli e polveri cangianti, agisce sulla tela e la perturba. Perché solo l’uomo può andare alla ricerca della vita: imperfetta, fisica e vorace.

Giuseppe Stampone, Maria Crispal e Stamp One di fronte a madre terra, 2025, 40 x 30 cm, acqua, penna Bic su carta.
Courtesy l’artista e Prometeo Gallery, Milano – Lucca.
Giuseppe Stampone
Carta, penna (rigorosamente Bic) e una mano straordinaria per raccontare il mondo, per pensare, urlare e raccontarsi.
La bellezza delle opere di Giuseppe Stampone è disarmante e la sua maestria tecnica sfacciata, eppure tutto questo incanto ha un solo scopo che va oltre la bellezza.
I lavori di questo artista faranno innamorare chi è alla ricerca di una riflessione che ci scuota nel profondo. I suoi temi sono diretti e fondamentali, perché la politica non è un orientamento né un ideologia ma ciò che ci rende umani e sociali.
L’arte di Stampone ha conquistato critici e collezionisti; e, come per il grande Yves Klein (con il suo International Klein Blue), oggi anche Stampone ha un pantone dedicato: il “Blu Giuseppe Stampone”: prodotto dall’azienda Bic, in esclusiva per l’artista.


La bellezza è armonia, stupore e desiderio; è ambizione e ispirazione.
La bellezza è apparenza ma solo chi la studia e la ricerca sa che, in verità, è un sentimento profondissimo e fondamentale.
Affiancare questo gruppo di appassionati, che pur provenendo da una formazione scientifica hanno percepito il piacere e il valore che dà ogni giorno potersi circondare d’arte, è entusiasmante.
Come art advisor il mio compito e di aiutare questi nuovi Mecenate a muoversi, con sicurezza e passione, nell’affascinante mondo dell’arte.
Assisterli nel raccontare la loro idea di bellezza, attraverso una selezione di lavori di artisti italiani di grande talento, a coloro che verranno ospitati negli eleganti spazi di Simera Clinic.
Caterina Verardi

